Il Dio dell’Amore di Francesco Lagi

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Il Dio dell'Amore di Francesco Lagi

Il Dio dell’Amore di Francesco Lagi è ambientato in una Roma estiva e odierna, dove il sole illumina i capolavori delle rovine antiche e la voce di un insolito cicerone, il poeta Ovidio (Francesco Colella), ci accompagna durante una narrazione filmica divisa in base alle quattro stagioni. L’amore, vero e proprio filo conduttore dell’opera, viene presentato in tutte le sue forme: da quello folle e ossessivo a quello più insicuro e inaspettato, legando tra loro i destini di diverse coppie in un intricato girotondo sentimentale.

Il viaggio negli intrecci amorosi inizia da Ada (Isabella Ragonese), una giornalista sposata con Filippo (Vinicio Marchioni), un professore d’arte. Dopo diversi tentativi,  la donna scopre di essere incinta, ma non del marito (infertile), bensì di Pietro (Corrado Fortuna), un suo ex  ritrovato in occasione di una rimpatriata scolastica. Alla scoperta di questa “miracolosa” notizia, Filippo, del tutto ignaro della verità, decide di mettere la testa a posto e lascia la sua amante Silvia (Chiara Ferrara). Quest’ultima, studentessa e cameriera, sul posto di lavoro conosce Arianna (Anna Bellato), una chirurga che si offre di darle una mano con i suoi problemi amorosi. Da qui il valzer sentimentale si allarga a dismisura, trasformandosi in un vero e proprio effetto domino: Arianna è sposata con Ester (Vanessa Scalera), una psicologa che tra i suoi pazienti ha Jacopo (Enrico Borello), un autista di pullman a cui si è particolarmente affezionata. Jacopo a sua volta è ossessionato dalla sua ex, Linda (Benedetta Cimatti), una maestra delle elementari che dopo averlo lasciato, ha trovato il vero amore proprio in Pietro.

Lagi analizza le dinamiche relazionali mettendo in luce le innumerevoli sfaccettature che l’amore può avere, mostrando le conseguenze e gli effetti che questo ha sulle persone. L’andamento corale del racconto viene intervallato da interessanti espedienti stilistici: ogni storia di coppia è interrotta da brevi filmati su pellicola – come istantanee sulla loro vita privata – che mostrano i volti e le emozioni genuine dei vari personaggi.

A fare da quinta teatrale al passare delle stagioni sono le bellezza artistiche e architettoniche della città eterna: la Fontana di Trevi, la Scalinata di Trinità dei Monti e la Galleria Borghese dove si trova la scultura dedicata a Dafne e Apollo – la cui fuga amorosa venne causata da Cupido, Dio dell’amore nato da Venere e Marte – rimandando alle credenze religiose dell’Antica Roma di cui scriveva Ovidio stesso nelle Metamorfosi. Il tutto è poi impreziosito da musiche che si rifanno all’epoca del cinema italiano degli anni 60-70, come La Dolce Vita (1960) di Fellini, simbolo di una Roma vista come il centro di una vita spensierata, legata al godimento dei piaceri e dell’arte. Non mancano poi diversi richiami ad altre pellicole, come l’estetica condivisa con le commedie intellettuali di Woody Allen, il contesto romanesco dei film di Özpetek, fino alla coralità e le tematiche delle commedie romantiche internazionali come La verità è che non gli piaci abbastanza (2009, Ken Kwapis).

L’epilogo chiude il cerchio del racconto riportandoci al “peccato originale” da cui tutto era iniziato: la gravidanza di Ada, da cui nasce una bambina chiamata, per l’appunto, Eva. Un ultimo filmato raffigura Eva mentre gioca – accompagnata dalla riflessione secondo cui questa non conoscerà mai tutte le persone che hanno fatto sì che la sua nascita fosse possibile – introdotto dalla frase “Il Dio dell’Amore fa dei giri lunghi e tortuosi, a volte incomprensibili”, la sintesi-manifesto che racchiude il significato del film. Le storie dei personaggi, pur raccontate senza mettere un punto conclusivo a ognuna di esse, fanno infatti fede a quello che è il vero significato dell’amore: un sentimento mutevole e intrinseco, una forza libera e irrazionale che prende alla sprovvista e fa fare cose folli per le persone che amiamo.

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Pubblicato il:

28 Marzo 2026

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