Gli Spostati di John Huston

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Gli Spostati di John Huston

Sono passati sessantacinque anni dall’uscita nelle sale italiane de Gli Spostati (1961), pellicola che ha segnato la fine del western classico e dell’emblema del cowboy come uomo rude e solitario. Ambientato per la maggior parte nel deserto del Nevada, il film raffigura lo scontro dei mandriani con la modernità di un mondo in evoluzione come quello dei primi anni Sessanta. Viene tristemente ricordato come l’opera finale di Clark Gable – scomparso a pochi giorni dalla fine delle riprese – e l’ultimo film completo interpretato da Marilyn Monroe (il suo ultimo lavoro, rimasto incompiuto, fu in realtà Something’s Got To Give del 1962), nonché uno degli ultimi film nella carriera di Montgomery Clift.

La sceneggiatura, scritta dal drammaturgo Arthur Miller, ha come nucleo centrale il tema dell’esistenzialismo. I tre personaggi principali – Gay (Clark Gable), Roslyn (Marilyn Monroe) e Perce (Montgomery Clift) – sono presentati come anime irrequiete alla ricerca di un brivido capace di scuotere le loro vite monotone. Il loro continuo smarrimento e la loro disillusione li conducono nel deserto, luogo in cui tentano di isolarsi dalla frenesia della società cittadina: qui si alternano momenti di grande vitalità, fatti di balli e musica jazz, a fasi più malinconiche, in cui sconforto e disorientamento finiscono per travolgerli, facendoli sprofondare nell’alcol e nella depressione. Il loro sentirsi costantemente fuori tempo e inadeguati riflette soprattutto la complessità e la fragilità dell’uomo moderno, specialmente nel caso di Gay e Perce, che inseguono indipendenza e libertà ma, allo stesso tempo, si dimostrano incapaci di creare legami stabili con gli altri. Viene così scardinata la figura del cowboy “macho”, lasciando spazio a un nuovo individuo, ricco di sfaccettature, capace di essere allo stesso tempo vulnerabile e tenace.

D’altra parte, nel film emergono anche altre due componenti fondamentali: l’animalismo e il femminismo. I mandriani sono da sempre associati alla spericolatezza, sia nei rodei sia nella cattura degli animali con il lazo; la pellicola insiste proprio su quest’ultimo aspetto, enfatizzando come la libertà del mustang finisca per avere un valore superiore rispetto al desiderio dell’uomo di sentirsi dominante attraverso la sua cattura. Una metafora che racchiude perfettamente la disperata ricerca di conferme della propria virilità tramite l’uso della forza da parte di Gay e Perce, in netto contrasto con l’empatia di Roslyn, che rifiuta categoricamente ogni forma di violenza. È proprio questa sensibilità del personaggio a conferire alla storia anche una lettura femminista della mascolinità tossica, offrendo un altro punto di vista più umano con cui affrontare l’avvento degli anni Sessanta, periodo in cui la donna, fino ad allora relegata al ruolo di “oggetto” dell’uomo, iniziava finalmente a muovere i primi passi verso l’indipendenza.

Ne Gli Spostati è presente anche un easter egg – le foto nell’armadietto di Gay, che ritraggono Marilyn Monroe in alcuni dei suoi film precedenti – oltre a numerosi riferimenti alle vite reali e tormentate degli interpreti. L’incidente alla mandibola e il carattere insicuro di Perce, ad esempio, richiamano direttamente la vita di Montgomery Clift, che aveva realmente subito un grave incidente automobilistico: un evento che compromise profondamente la sua salute e contribuì alla dipendenza da alcolici e antidolorifici, oltre che alla depressione. L’ingenuità e la fragilità di Roslyn riflettono invece la personalità di Marilyn Monroe, la cui interpretazione appare ancora più autentica alla luce del difficile periodo che stava vivendo durante le riprese, segnato dal divorzio con Arthur Miller, situazione che la rese ancora più sola e vulnerabile. Infine, il tramonto della presenza gloriosa e virile di Gay rispecchia quella dello stesso Clark Gable, simbolo dello Star System hollywoodiano degli anni Trenta e Quaranta. Con Gli Spostati, i tre attori accomunati da tragici destini hanno lasciato un’eredità artistica immensa e, insieme a essa, una rappresentazione concreta del mal de vivre, segnando la fine dell’epoca del western classico e del mito del cowboy, e consacrando il film come un cult senza tempo.

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Pubblicato il:

11 Maggio 2026

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