Magellan di Lav Diaz

Condividi su:

Magellan di Lav Diaz

Condividi su:

Diretto da

Starring

Le acque del Pacifico sono molto vaste e fin troppo crudeli: bisbiglia in sogno la moglie di Magellano, perso in un disperato viaggio.

Il maestro filippino Lav Diaz, figura chiave dello slow cinema, torna dopo due anni al Torino Film Festival con un’opera epica, unica nel canone del regista. Magellan non può semplicemente essere descritto come un film storico sulle esplorazioni coloniali spagnole nel Sud-Est asiatico, guidate dal navigatore portoghese Ferdinando Magellano, poiché è più che altro un intimo ritratto che vuole indagare i reconditi delle sofferenze dello stesso esploratore e dei popoli sterminati nelle sue imprese, entrambi vittime del potere e della religione.

L’opera restituisce gli eventi storici nei loro aspetti più reali, ossia nella giornaliera normalizzazione della violenza, senza mai miticizzare le imprese né imbellire o onorare con grandi gesta la figura storica di Magellano. Il film si presenta come anti-colonialista, ma senza dividere i personaggi in fazioni di “buoni e cattivi”, mostrandoci invece, nella forma di un’inquietante e meditativo dramma, dei semplici giochi di potere. In Magellan non vediamo mai mappe né sogni favoleggianti di utopiche scoperte ed viaggi, ma solo dialoghi che sottolineano gli interessi egemonici.

A timonare l’intero film è l’attore messicano Gael Garcìa Bernal, noto per la sua collaborazione con Alejandro González Iñárritu in Amores perros (2000) e Babel (2006), e per Y tu mamá también (2001) di Alfonso Cuarón. Bernal interpreta Magellano come un uomo distrutto ma pieno di arrogante fede, riuscendo a far trasparire le sue intenzioni più astratte in pacate emozioni, presentandoci l’esploratore come una figura guida da Vecchio Testamento.

A differenziare questo lavoro dagli ultimi lungometraggi di Diaz sono le sue due ore e mezza, che lo fanno rientrare tra i suoi film più brevi, seppur richieda comunque la nostra pazienza, e l’aver girato il film in un 4:3 dai colori vibranti. In Magellan troviamo una fotografia fatta di luci e profondità ricche, dove persino i notturni e gli interni sono stati sapientemente illuminati, senza che però appaiano artificiosi. Le sontuose composizioni sono state studiate minuziosamente e anche i movimenti della camera sono precisi, così che ogni nuova inquadratura sembra offrirci un nuovo dipinto rinascimentale. Le musiche e le scenografie sono storicamente appropriate, e i costumi aiutano a rendere i personaggi simili a statuesche figure pittoriche.

Le esplorazioni di Magellano erano viaggi di conquista a nome del Re e del Papa, con lo scopo di convertire forzatamente qualsiasi popolo e vincere una guerra religiosa e territoriale contro i musulmani, anch’essi colonizzatori. Nel lungo ed estenuante viaggio, vediamo le euforie di conquista, i dubbi dei singoli e le lotte tra chi ha diverse opinioni. Si osservano marinai perdere fiducia nella missione e nel loro credo religioso, ma anche uomini privi di speranza che pretendono di poter risolvere ogni problema e ogni male attraverso la fede, giustificando in suo nome minacce e pene capitali senza processo, come punizioni contro i peccati. La pellicola intermezza i canti, le preghiere e le urla rituali dei nativi con l’irrazionalità di un rigoroso e politico credo cristiano, rendendo le due fedi e le speranze cieche non tanto dissimili. I coloni provano soddisfazione nell’ascoltare gli indigeni ripetere parole e preghiere cristiane, senza comprenderne né il significato né la storia: una religione tanto disperata diventa strumento di dominio su chi è considerato inferiore o più debole, votandosi all’eliminazione degli eretici. Per quanto questi temi di violenza e prevaricazione religiosa possano suonarci meramente come pagine della storia passata, sono in realtà argomentazioni e dichiarati intenti che leggiamo ancora nei nostri giornali, rendendo quindi Magellan più contemporaneo di quanto i costumi cinquecenteschi possano suggerirci.

Presentando il film al Festival del cinema di Cannes lo scorso maggio, Lav Diaz ha dichiarato che Magellan è solo “la prima parte” o “prima versione” di questo suo progetto storico, mentre in futuro potrebbe esserne distribuita una versione alternativa di nove ore, narrata dal punto di vista di Beatriz Barbosa, moglie di Magellano, qui presente solo in alcune scene. Studiando la complessa relazione tra la Spagna e le Filippine, Diaz ha impiegato oltre quindici anni nella ricerca sulla vita di Magellano, interessandosi particolarmente alla figura di questa donna, poco nota nei libri di storia, tanto che nel 2019 aveva annunciato un film intitolato “Beatriz, The Wife”. Non resta che attendere quale nuova esplorazione ci proporrà, ma per ora Lav Diaz ci ha mostrato Magellano come un uomo alla scoperta di nuovi popoli, nuovi mondi e un nuovo sé, fino alla sua catartica, rituale uccisione.

Condividi su:

Pubblicato il:

27 Novembre 2025

Tag:

Consigliati per te