Ridiculous Loves di Dimitris Katsimiris

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Esistono desideri, volontà ed emozioni che non si possono comunicare liberamente. Si ha paura che non vengano capiti o che non vengano ascoltati. Quando le parole vengono affossate dal silenzio, è il corpo a parlare per noi, libero e autonomo dalle costrizioni della ragione. Ridiculous Loves di Dimitris Katsimiris è un’opera sui gesti, sulle mani e sul desiderio represso. Presentato in concorso al Torino Underground Cinefest, il film si articola in sei episodi che raccontano diverse forme dell’amore in chiave tragicomica.
Le storie sono molto diverse tra loro, ma sono tutte accomunate da un profondo squilibrio tra il desiderio autentico e ciò che i personaggi riescono a concedersi. C’è chi accetta uno scambio di coppia salvo scoprire, nel momento in cui dovrebbe concretizzarsi, di non essere pronto a sostenerlo; chi continua a volere qualcuno che ha già scelto un’altra strada; chi cerca di recuperare un rapporto ormai finito e chi trasforma il sentimento in violenza. Katsimiris non costruisce una morale unica, ma mette in scena reazioni diverse davanti allo stesso vuoto.
La stessa scelta del bianco e nero contribuisce a questa sensazione di svuotamento. L’assenza cromatica traduce la condizione interiore dei personaggi, consumati da qualcosa che non riescono a ottenere. La macchina da presa mobile segue da vicino la loro lotta interiore: quando crescono l’imbarazzo o il turbamento, i movimenti diventano più nervosi e disturbanti, proiettando lo spettatore nella stessa inquietudine d’animo dei personaggi.
Al contrario, il progressivo rallentamento dei dialoghi e la graduale diradazione delle parole nei diversi episodi portano il film verso una comunicazione sempre più fisica. Il corpo diventa il vero campo di battaglia in cui combattere contro la propria volontà: posture, tic e gesti rivelano emozioni autentiche che solo le parole possono ancora tentare di nascondere. Sono soprattutto le mani a smascherare i personaggi e a raccontare ciò che provano davvero: l’esitazione, il turbamento, la malinconia, l’attaccamento, la disperazione. Non è un caso che ogni episodio finisca con un pianto, quando anche il corpo non riesce più a contenere ciò che i personaggi hanno cercato di reprimere, la disperazione prende il sopravvento.
In Ridiculous Loves, il ridicolo non sta tanto nelle situazioni, spesso paradossali, quanto nella distanza tra ciò che vorremmo essere e ciò che il desiderio finisce per farci diventare. Katsimiris costruisce un’opera capace di tradurre sul piano estetico e formale il disagio dei suoi personaggi. Forse è proprio in questa ricerca formale che trova la sua parte più riuscita, mentre la scelta di ricondurre storie così diverse alla stessa disperazione rischia di appiattire la narrazione, mettendo pericolosamente sullo stesso piano un amore finito con una violenza.
E così, episodio dopo episodio, quelle mani che per tutto il film hanno cercato di raccontare il desiderio finiscono per rivelarne anche il fallimento: si tendono, cercano, trattengono, ma non riescono mai ad afferrare ciò che vorrebbero.
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