Ida Who Sang So Badly Even The Dead Rose Up And Joined Her In Song di Ester Ivakič

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Starring
«Oh, Fiume, cos’è che dici? / Sono vere le tue parole? / Hai veramente portato con te / un ricordo dal Mare profondo?»
Un canto in lontananza si alza sulla piccola cittadina rurale di Vučja Gomila in cui Ida (Lana Marić) vive assieme alla sua famiglia. La morte è vicina, si sente nel vento che scuote le fronde dei salici e si vede nelle nuvole che abbracciano l’orizzonte. Il bosco cupo di una campagna infinita, diventato luogo d’incontro segreto di due amiche, è lo spazio liminale che divide la realtà e ciò che si nasconde oltre, la terra di mezzo dove i problemi degli adulti non esistono e il tempo non è altro che la cornice di un acquerello fanciullesco.
«Tempesta, vieni e dimmi / È vero quello che dici? / Lascia che la porta si apra / sull’altra parte del Cielo.»
Ida Who Sang So Badly Even The Dead Rose Up And Joined Her In Song (2025), piccola meraviglia dipinta da Ester Ivakič, si presenta alla 43esima edizione del Torino Film Festival senza molte pretese: un progetto lungo, pensatissimo, di genesi quasi onirica e ispirazione curiosa, grande orgoglio della regista e di tutta la troupe in trasferta. Tratto da una raccolta di racconti incentrati sulla figura di Ida, bambina che cresce attraversando diverse avventure, il film si guadagna con onore il posto tra i più promettenti esordi alla regia in presentazione al festival, riscuotendo grandissimo successo nel pubblico, ammaliato dalla poesia visiva di cui si dimostra capace l’autrice.
Il presagio di morte che tende la mano alla nonna di Ida si fa accompagnare da una tempesta incombente, scatenando le piogge sulla bella stagione slovena. Si materializza in una figura colorata, agghindata con corone di fiori e nastri che ballano al vento, posizionandosi agli antipodi rispetto alla visione cupa e scheletrica di un tristo mietitore occidentale. Si avvicina alle persone, le osserva senza vergogna; poi, scappa notando l’antagonismo della bambina. La ninna nanna che invita gli anziani al sonno eterno ci accompagna nella sua storia, trasformando la visione della pellicola in un sogno ad occhi aperti dal quale non vogliamo più svegliarci.
La macchina da presa di Ivakič rimane sempre malinconica e innocente, sbirciando nelle vite dei conoscenti di Ida e raccogliendo i frammenti della sua infanzia piegata sotto il peso degli adulti. Sfuggono al suo sguardo i piccoli dettagli, per concentrarsi sulla vastità di paesaggi esterni – e, soprattutto, interni – in cui il pensiero si lascia trasportare dalla brezza agreste. La forza autoriale che la regista dimostra già al suo debutto rendono Ida Who Sang So Badly Even The Dead Rose Up And Joined Her In Song una gemma rara all’interno della selezione di quest’anno, segnando un’opera che vale assolutamente la pena di assaporare sul grande schermo torinese e non.
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