Pillion – Amore senza freni di Harry Lighton

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Casey (Josh Lavery) in Lonesome (Craig Boreham, 2022) – odissea contemporanea di un giovane cowboy gay australiano, presentata in Italia al 37° Lovers Film Festival – giunto a Sidney dalla campagna, come primo atto emancipativo procede al download sul suo smartphone di Grindr, (non) luogo virtuale di cruising gay. L’avvio di Lonesome trova un’eco nel finale di Pillion – Amore senza freni (Harry Lighton, 2025): come Casey, Colin (Harry Melling) durante la Vigilia di Natale nel pub del suo sobborgo londinese, accede a quello spazio digitale, rendendo sovrana la sua tendenza sottomessa, generata dal desiderio che, un anno prima, Ray (Alexander Skarsgård) ha evocato dopo averlo sedotto, dominato e infine abbandonato.

Ray è un motociclista tutto muscoli tonici e tute di pelle attillate: inizia le sue giornate all’alba e, con gesto rituale, lucida la sua moto con cui girovaga tra le campagne inglesi insieme al suo branco di biker. Casey è un goffo omosessuale inglese: vive ancora con i suoi genitori, durante il giorno stacca multe agli automobilisti e, nelle sere più fortunate, canta in un coro a cappella insieme al padre. Alieni a leather bar e dark room, nella domesticità delle quattro mura di casa e sulle note di  I Think We’re Alone Now (Tiffany, 1987), Ray introduce Casey alle dinamiche di potere e sottomissione attraverso cui scopre la sua mascolinità unconventional, al riparo dal giudizio e dall’affetto asfissiante della madre malata – «It’s not for you to like» le ricorda Ray durante l’accesa discussione a tavola.

Pillion – Amore senza freni sorge come un tardo coming of age. L’atto di scoperta, in tal senso, diventa un paradosso icastico quando Casey assume i tratti dell’ombra del corpo di Ray – come indica il titolo del film, «pillion» è colui che viaggia dietro al conducente sulla moto. Nel fragile equilibrio stabilito, Casey diviene contorno obbediente e tenta di delineare i margini del ruolo che ha scelto di abitare, e Harry Lighton mescola con lucidità una sottile comicità – data soprattutto dalla qualità recitativa di Lavery e Skarsgård – che sovente eclissa un plausibile pathos erotico. Casey, con la rituale rasatura, la catena e il lucchetto al collo, è uno della banda di biker gay di Ray. Lo capisce bene durante la dominazione di gruppo al lago, quando il suo desiderio muta, assumendo una forma più concreta. Lago che ricorda quello di Bones and All (2022), probabilmente ad oggi il film più queer di Guadagnino, e le parole del cannibale Jake, complice con Brad di quella brama profonda e disturbante che arriva fino all’osso. «Maybe love will set you free» dice Jake. Fa eco Ray in Pillion rispondendo a Casey «That’s not the point».

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Pubblicato il:

15 Febbraio 2026

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