Through The Looking Glass di Jonas Middleton

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Through The Looking Glass di Jonas Middleton

Quando ci si riferisce alla “Golden Age” del porno, bisogna obbligatoriamente tornare indietro nel tempo agli USA del secolo scorso. Questa vera e propria età dell’oro iniziò, com’era prevedibile, dopo la rivoluzione sessuale del 1968, per trovare il proprio termine alla metà degli anni Ottanta, quando il genere pornografico cadde nuovamente nella qualità più scadente e meno elaborata che caratterizzava l’industria precedente. Nel mondo post-sessantotto, il nuovo spirito rivoluzionario aveva pervaso anche la sfera artistica – e registi come Radley Metzger, Wakefield Poole, James Bidgood e lo stesso Andy Warhol portarono per la prima volta la sessualità esplicita sul grande schermo e nelle produzioni importanti (nel caso di Poole e Bidgood, dedicando spazio anche alla sessualità omoerotica). Da quel momento, le riprese più strettamente pornografiche ed esplicite vennero inserite all’interno di sceneggiature elaborate, in cui il regista non intendeva solamente intrattenere le fantasie sessuali dello spettatore, ma anche stimolare riflessioni sull’origine delle fantasie stesse.

Oggi, la sezione “Sex” del Tohorror presenta a Torino il genere pornografico nella sua manifestazione più spaventosa, in quella combinazione tra orrore e sessualità che vive nelle opere di Giger e nei film di registi come Ducournau e Cronenberg.

Si inserisce perfettamente in questo contesto L’Inferno di una donna (1976, in originale Through The Looking Glass, citazione esplicitamente carolliana), il cui tema onnipresente dell’incesto, di moda oggi come negli anni Settanta, non viene trattato da Jonas Middleton in maniera acritica e sensazionalistica. Coerentemente con il nuovo spirito critico del mondo pornografico, il regista (un cristiano protestante convinto) dimostra infatti un grande interesse verso l’origine stessa del legame familiare, qui identificato negli abusi subíti in giovinezza dalla protagonista (Catherine Erhardt) da parte della figura paterna (Jamie Gillis). Il trauma causato dagli stupri è nella donna contemporaneamente fonte di piacere e di terrore, di pulsione sessuale e di dannazione che perseguita la sua mente.

Perverso e di analisi psicologica, Through The Looking Glass trae esplicitamente ispirazione dal viaggio che Alice, il personaggio di Lewis Caroll, compie attraverso lo specchio tenuto appeso su un camino. Così Catherine viene rapita nello specchio davanti al quale si masturba da un demone con le sembianze del padre, concludendo con esso il rapporto intimo da lei tanto sognato tra le mura del suo ricco matrimonio infelice. Le similitudini con la favola, però, terminano in fretta: se per Alice lo specchio è semplicemente un passaggio verso un mondo fantastico, per la donna è lo strumento con cui vecchi traumi prendono vita e tornano da lei. Nella visione di Jonas Middleton, ciò che ci attende dopo il passaggio è il riflesso mostruoso dei nostri desideri più reconditi, più impensabili. Catherine si muove attraverso cortili surreali in cui grottesche parodie del Cappellaio Matto e i suoi amici mangiano, bevono e fanno orge, in cui l’amata figura del padre defunto appare per sedurla, come già successo in vita, riaccendendo in lei quel desiderio ormai perso nel sesso coniugale.

L’immensa dimora in cui risiede col marito diventa dunque improvvisamente una prigione claustrofobica, nella quale il ricordo del padre e dell’incesto desiderato corrono lungo un sottile filo che separa la lucidità dalla follia, il mondo oltre lo specchio da quello opprimente della realtà. Il trauma non può essere risolto perché è ereditario, intrinseco in Catherine stessa e in sua figlia.

La sessuofobia di Through The Looking Glass raggiunge il picco più alto in quella che può essere considerata una delle migliori rappresentazioni dell’inferno mai portate su schermo, una trappola da incubo in cui si è destinati a cadere fin dal principio. «Lo hai sempre voluto» ripete il padre a Catherine dopo il rapporto sessuale – e lei sa che è vero. Dal proprio abisso non si può fuggire, perché in fondo lo desideriamo anche noi. La visione pornografica di Middleton si incastra qui perfettamente con l’horror, con il grottesco, trasformando il sesso in qualcosa di demoniaco, un portale tra il mondo banale (ma sicuro) dei vivi e quello spaventoso ed eccitante dei dannati.

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Pubblicato il:

31 Ottobre 2026

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