Move Ya Body: The Birth of House di Elegance Bratton

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Nel 2026, tra il Sundance Film Festival di gennaio e il Seeyousound Music Film Festival di marzo, esordisce Move Ya Body: The Birth of House. Con questo documentario, Elegance Bratton realizza un’opera significativa per diverse ragioni: non solo ricostruisce la nascita e l’evoluzione della musica house, ma porta alla luce una denuncia rimasta a lungo fuori dai riflettori, rendendo gli spettatori testimoni diretti. Anche in questo caso, come per la maggior parte dei contributi culturali prodotti dalle comunità afroamericana e latino-americana, si assiste a una forma di furto e appropriazione da parte della comunità bianca. La vicenda si svolge a Chicago tra gli anni ’70 e ’80.

Nei club gli impianti diventano sempre più sofisticati, mentre identità fino ad allora marginalizzate, come quella queer, iniziano a emergere sfidando i tabù. Nelle strade riecheggia il Black National Anthem e prosegue la lotta per i diritti civili. Da questo contesto, il produttore Vince Lawrence inizia a raccontare la sua storia. Durante l’infanzia, povertà e razzismo non soffocano le opportunità inaspettate: curioso e intraprendente, Vince scopre il sintetizzatore. Sta nascendo una nuova “scienza sonora”, capace di generare qualsiasi suono. Parallelamente, però, Chicago vive una forte segregazione: la comunità bianca ostracizza le altre, minacciandole e confinandole in quartieri-ghetto. L’oppressione alimenta il bisogno di liberazione e, con la disco, «per la prima volta si vede la democrazia sul dancefloor». Il genere si espande capillarmente, il denaro circola e il rock ‘n’ roll inizia ad essere trascurato.

Tra gli oppositori si distingue il rocker Steve Dahl, deciso a sfidare la nuova ondata con amorale originalità. Promuove il movimento Disco Demolition Night e nasce così un vero esercito anti-disco. Le risse si moltiplicano fino al grande evento al Comiskey Park: in una zona notoriamente razzista della città, agli anti-disco viene concesso un ingresso prioritario e migliaia di album disco vengono distrutti. Dahl negherà sempre la natura razzista del movimento, nonostante la disco fosse voce e mezzo di espressione delle “diversità”. Vince Lawrence ingenuamente gli crede: pensa sia soltanto una rivalità musicale. Invece viene picchiato e poi ricattato affinché non denunci, in cambio di denaro. Nel documentario ricorda con amarezza come, quel giorno, il desiderio di acquistare il sintetizzatore fosse più forte della tutela della propria dignità.

Il movimento anti-disco funziona e il genere si rintana nella clandestinità, nell’atmosfera underground del club Warehouse (da cui nasce il termine house). La disco si biforca: da un lato l’hip hop, la risposta più aggressiva e rabbiosa, i violenti gangsters; dall’altro l’house, che crede nella pace e nell’emancipazione, aspirando a una forma di riconoscimento sociale. Vince Lawrence fonda con Jesse Saunders la prima band house, gli Z Factor, mentre il dj Frenkie Knuckles contribuisce a diffondere la scena. Al Playground si sperimentava con impianti sospesi, progettati per non risentire delle vibrazioni del dancefloor.

Per il brano Fantasy, chiedono la voce della rocker Rachael Cain, che accetta pur snobbandoli, e considerandoli dei «poveri ragazzini neri». Eppure sono proprio loro, portando il pezzo di bar in bar, a favorire la diffusione dell’house. È ironico come, ancora oggi, la donna si appropri del termine “queen dell’house”. Il problema resta la distribuzione: il gruppo è troppo piccolo perché le etichette li prendano sul serio. Si rivolgono così a Larry Sherman, proprietario della Trax Records, che accetta e consente alla scena di coinvolgere dj da ogni luogo. L’house inizia a circolare nel mondo, ma Sherman si rivela presto controverso: contratti fittizi, menzogne e scarsa tutela dei diritti d’autore fanno sì che i pionieri non vedano nulla dei profitti generati dal successo globale. Un tentativo con la Gaffen Records fallisce: l’etichetta li scarica sostenendo che una musica senza ritornelli vocali non abbia mercato. Tre anni dopo, però, la diffusione internazionale dà i suoi frutti e l’house diventa uno dei generi più ascoltati.

I pionieri raramente possiedono una strategia commerciale, sono creatori mossi dall’ispirazione. Spesso la comunità nera pone le basi della cultura popolare americana senza riceverne il riconoscimento. Il meccanismo è circolare: se non sono i bianchi a consumare, l’industria non produce. Non stupisce quindi che Rachael Cain e Larry Sherman si siano addirittura sposati, per poi divorziare proprio a causa dei conflitti economici legati alla proprietà della Trax Records. I veri pionieri creano per esprimere qualcosa, non per inseguire la fama; l’autenticità del coinvolgimento collettivo non mira al successo. L’house nasce quasi con un senso religioso: la condivisione di un bene capace di generare gioia e libertà. Il documentario racconta ciò che la macchina del profitto ha cercato di insabbiare. L’impronta dell’house, nel panorama musicale come in quello socio-politico, è ormai Storia.

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Pubblicato il:

15 Marzo 2026

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