In-I in Motion di Juliette Binoche

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Dobbiamo dire chiaramente chi siamo e chi non siamo. Con difetti e tutto quanto.
Juliette Binoche si presenta alla XLIII edizione del Torino Film Festival in duplice veste: in qualità di attrice celebrata con il premio alla carriera Stella della Mole, ma anche come regista esordiente, pronta a presentare in anteprima italiana il documentario In-I in Motion (2025).
In cerca di nuovi spunti e stimoli creativi, nel 2007 Binoche decide di collaborare con il ballerino e coreografo inglese Akram Khan; da questo sodalizio nasce In-I, un singolare spettacolo teatrale sperimentale, che viaggia tra il ballo, la recitazione e la performance art. A oltre dieci anni di distanza la regista rivisita questa esperienza trasformativa, riscoprendo più di 120 ore di riprese eseguite durante le prove. La prima parte del documentario cattura la formazione dell’opera, per poi culminare con la registrazione di una rappresentazione dello spettacolo stesso.
Al centro del progetto vi è una ricerca ambivalente: mentre Khan vuole migliorare la sua abilità recitativa e comprendere come meglio comunicare i suoi pensieri più celati, la Binoche aspira a esprimere un’intera storia usando esclusivamente il movimento del corpo. In questa cornice minimalista, la danza si spoglia di ogni sovrastruttura per evolversi in puro istinto emotivo, diventando uno scontro e incontro fisico tra i due attori in scena. In-I in Motion documenta un ballo liberatorio, un dinamico flusso che invita a fidarsi dei propri impulsi per trasformare ogni sentimento in energia creativa.

Su-Man Hsu, la regista dello spettacolo, e Susan Batson, leggendaria insegnante di recitazione e membro dell’Actor Studio, non danno mai indicazioni tecniche su passi o ritmo, concentrandosi esclusivamente su suggerimenti emotivi. Questo approccio rifugge la concretezza e la rigidità, cosicché la loro intesa nasce attraverso descrizioni astratte, affinando l’arte dell’ascolto reciproco. In-I in Motion permette al pubblico di sbirciare dietro le quinte e di assistere al lavoro congiunto dei quattro artisti che cercano di comprendere e comporre la storia d’amore narrata nell’opera.
I brevi dialoghi e i loro ragionamenti intriseci, infatti, si delineano durante le prove, in mezzo al vortice delle emozioni, così da riflettere autenticamente lo stato d’animo del momento. Lo spettacolo prende forma attraverso un’improvvisazione che, come spiegano Binoche e Khan, attinge in parte anche alle loro esperienze individuali, che qui riescono ad elaborare attraverso l’arte. Con i loro movimenti e poche parole, sono chiamati a vivere pienamente il loro corpo, esplorando e lasciando affiorare ogni emozione: curiosità, aggressività, sensualità, dubbi, paure e reciprocità.
Esaminando loro stessi e i propri limiti, tra sudore e respiri corti, i due imparano ad approcciarsi e a fondere le proprie figure, scoprendosi l’un l’altro. Binoche comprende che per potersi esprimersi al meglio nella danza, il suo corpo necessita di spingersi all’estremo, fino a sentirsi esausta e consumata. In questo modo, spiega, lei riesce a sentirsi completamente nella sua pelle e, al contempo, uscire dal proprio corpo, così da poter essere consapevole di come ogni suo gesto venga percepito dall’esterno.
Con la sua intensità e intimità, In-I in Motion funge da manuale della performance, sia recitativa che coreutica. Juliette Binoche illustra il processo artistico nella sua forma essenziale, offrendoci una delle più profonde e semplici esplorazioni del linguaggio umano: il nostro corpo come strumento d’arte.
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