Dal 3 al 7 giugno, torna a Torino il Festival CinemAmbiente, ospitato al Cinema Massimo. Un appuntamento che, anno dopo anno, riesce a trasformare il cinema in uno spazio di riflessione collettiva sul nostro presente e sul futuro del pianeta. In una città come Torino, ospitare un Festival la cui vera protagonista è la Terra stessa rappresenta una scelta culturale e politica tutt’altro che scontata. Come è stato ricordato durante la conferenza stampa, rendere la Natura protagonista del racconto cinematografico è una sfida complessa, ma proprio per questo necessaria e affascinante.
Anche quest’anno, il Festival assegnerà numerosi premi speciali, ciascuno capace di raccontare una diversa prospettiva sul rapporto con l’ambiente. Il Premio del Pubblico, sponsorizzato da IREN, sarà dedicato al miglior documentario in concorso. La cooperativa Arcobaleno premierà invece il film che meglio intreccia questioni ambientali e sociali, mentre il Premio Casa Comune della Comunità Abele andrà all’opera più capace di affrontare i temi spirituali della conversione ecologica. Debutta inoltre il Premio Piemonte Parchi, nato dalla collaborazione con la rivista dei Parchi Regionali piemontesi, dedicato ai film che meglio raccontano la tutela della biodiversità. A chiudere il quadro, il premio di Slow Food Italia, che valorizzerà il legame tra alimentazione, ambiente e giustizia sociale. Le premiazioni ufficiali riguarderanno le sezioni “Made in Italy”, “Concorso Internazionale Cortometraggi” – promosso da SMAT – e “Concorso Documentari Internazionali”. Tra i membri della giuria di quest’ultima sezione spicca l’artista Lena Herzog, che durante il Festival presenterà anche alcune opere interattive nell’area VR del Museo Nazionale del Cinema.
La serata inaugurale del 3 giugno sarà affidata a Den store Grønlandsfilm (1922) di Eduard Schnedler-Sørensen – “Il grande film della Groenlandia” -, un’opera muta dal forte taglio antropologico che racconta la spedizione danese e la vita del popolo inuit. A rendere l’esperienza ancora più suggestiva sarà la presenza della band inuit Inuk, che accompagnerà la proiezione con una sonorizzazione dal vivo ispirata alle danze presenti nel film. La chiusura del Festival, il 7 giugno, sarà invece affidata a Groundswell (2026) di Josh e Rebecca Tickell, recentemente presentato in anteprima a Cannes e ultimo capitolo della trilogia dedicata all’agricoltura rigenerativa come strumento di salvaguardia ambientale. La sezione “Documentari” prosegue il percorso sempre più intimo e riflessivo intrapreso dal Festival negli ultimi anni, interrogandosi su un futuro ancora tutto da decifrare. Il grande filo conduttore sarà l’acqua: dalla traversata estrema raccontata in Arctic Link (2026) fino ai paesaggi prosciugati di Desert Passages (2025), passando per il tema ormai inevitabile dello scioglimento dei ghiacci, affrontato sia in Time and Water (2026), dove la regista Sara Dosa esplora la psicologia islandese profondamente segnata dalla crisi climatica, sia in Nuisance Bear (2026), che sceglie invece l’inedita prospettiva degli orsi polari per osservare le trasformazioni del mondo artico. Anche la sezione “Cortometraggi” guarda alle emergenze ambientali attraverso lenti insolite, a volte distopiche e a volte capaci di trasformare la crisi in opportunità. La sezione “Made in Italy” offrirà invece uno sguardo sui territori fragili del nostro Paese e sul rapporto, spesso delicato, tra natura e presenza umana. Tra le anteprime nazionali figurano I nemici del popolo, Ma Prière à la mer (La mia preghiera al mare), Ci sarà l’acqua e Anguane, le voci dell’acqua – tutte produzioni del 2026. La sezione “Panorama” presenta due focus tematici: da una parte l’iper-sfruttamento delle risorse e il modello economico della crescita infinita e globale, dall’altra il peso emotivo vissuto dagli scienziati di fronte alla distanza tra l’allarme e l’indifferenza, e il loro cimentarsi nell’attivismo come soluzione all’ansia e alla frustrazione. Due percorsi composti ciascuno da tre proiezioni ed eventi inediti con esperti del settore.
Non mancheranno le proiezioni speciali: dalla celebrazione per i 60 anni del WWF presso il Museo Regionale di Scienze Naturali, fino all’appuntamento in collaborazione con il Green Team del Politecnico di Torino. Tra i titoli più attesi anche Lessons in Fire (2025), che racconta l’incontro tra pompieri finlandesi e portoghesi, uniti dalle nuove emergenze ambientali. Ci saranno inoltre il laboratorio del PAV dedicato ai più piccoli, le ecoletture organizzate con Casa Comune e Libreria Binaria, oltre al progetto artistico di alta formazione Wunderkamera ospitato da Casa Luft. Infine, il 5 giugno, in occasione della Giornata Mondiale dell’Ambiente, il Festival uscirà dalle sale cinematografiche con gazebo divulgativi e attività interattive realizzate insieme all’Università degli Studi di Torino, al Politecnico di Torino e ai Parchi Regionali del Piemonte.
Il Politecnico di Torino ha recentemente condotto uno studio sulla possibilità di rendere il cinema stesso più sostenibile: un tema che attraversa idealmente tutta questa edizione. Gli artisti coinvolti propongono visioni differenti del rapporto tra essere umano e natura; agli spettatori il compito di raccogliere gli stimoli, interrogarsi e immaginare nuove possibilità. Perché forse l’ecologia, prima ancora di essere una pratica, è un esercizio di immaginazione. E CinemAmbiente continua ad aiutarci a farlo.
Noi di Strade Perdute siamo pronti a metterci in cammino. E vi aspettiamo in sala.
Per il programma completo: https://www.festivalcinemambiente.it/wp-content/uploads/2026/05/Cinemambiente_2026_WEB-pagina-singola-25-05-web.pdf

