Il Lovers Film Festival pone al centro il concetto di relazione: con la propria identità, con l’altro, con la comunità. Alla sua quarantunesima edizione, emergono due opere apparentemente distanti, ma attraversate da una medesima tensione tematica. Tradizione e trasgressione vengono spesso immaginate come poli inconciliabili, la cui frizione sarebbe l’unico motore del cambiamento. Eppure, queste due pellicole dimostrano come tale opposizione non sia né ineluttabile né insuperabile: il rispetto delle radici e l’impulso alla rottura possono coesistere, senza annullarsi.
Pur provenendo da sezioni differenti e non essendo accomunate da un intento curatoriale esplicito, i due film instaurano un dialogo inatteso. Dalla sezione Fuori Concorso, in collaborazione col Trieste Film Festival, emerge Bearcave (Arkoudotrypa) di Stergios Dinopoulos e Krysianna B. Papadakis; dalla sezione in concorso All The Lovers – all’interno della queale ha conquistato il premio del pubblico – si distingue On the sea di Helen Walsh. Entrambe produzioni del 2025, le opere trovano nella dimensione rurale il loro sfondo narrativo e simbolico. In entrambi i casi, il paesaggio non è semplice ambientazione, ma matrice identitaria. Il legame con il territorio e con le attività tradizionali, come l’allevamento e la pesca, struttura l’esistenza dei protagonisti. Parallelamente, la loro natura relazionale li conduce verso esperienze che eccedono l’ordine convenzionale. Le forze in gioco non si annullano, ma si intrecciano, suggerendo una convergenza che sfugge all’immaginario più comune. Vi è però uno scarto tra le due storie che, pur mettendole in opposizione, conferma ulteriormente la possibilità di un dialogo inaspettato. A differenziarle è il posizionamento dei protagonisti rispetto alle norme sociali: tale differenza, quindi, risulta come un range entro cui prende forma la convergenza stessa. Le due opere rappresentano, di fatto, i vertici di un ventaglio di possibilità all’interno del quale tradizione e trasgressione riescono a coesistere.

Bearcave segue le vicende di Anneta (Pamela Oikonomaki) e Argyro (Chara Kyriazi), migliori amiche legate da un’attrazione misteriosa e mai nominata. La gravidanza di Anneta e il peso di un contesto profondamente religioso impongono una separazione: la sua famiglia e quella del fidanzato, rigidamente cristiane, la indirizzano verso un futuro conforme a un modello patriarcale. Argyro, allevatrice di capre, introversa e radicata nella vita rurale, non si oppone apertamente, ma resta presenza silenziosa e decisiva. L’impulsività ribelle di Anneta e la fermezza trattenuta di Argyro diventano le due forze complementari che rendono possibile il ricongiungimento finale.
On the sea racconta invece la storia di Jack (Barry Ward), un allevatore di cozze gallese la cui esistenza ordinaria viene incrinata dall’incontro con Daniel (Lorne MacFadyen). Inserito in una comunità chiusa e tradizionale, unito fin dall’adolescenza alla moglie, Jack incarna una continuità mai interrogata. Daniel, cresciuto in modo anticonformista, ha vissuto un percorso più libero verso l’accettazione della propria omosessualità. Il lavoro condiviso in mare aperto – spazio isolato e sospeso – trasforma diffidenza e curiosità in desiderio e passione carnale, aprendo una frattura irreversibile nella linearità della vita di Jack.

Entrambe le opere instaurano un confronto sottile con la religione e il tema dell’emarginazione. Nel film greco, la provocazione blasfema sfida l’iconografia ortodossa; in quello gallese, il cristianesimo agisce come norma silenziosa, una struttura interiorizzata che raramente viene messa in discussione. In entrambi i casi, tuttavia, l’emarginazione si configura come prezzo della libertà: la conseguenza delle scelte compiute, non la loro premessa.
In Bearcave, il gesto finale assume una portata radicale: la riappropriazione di un desiderio rimasto latente si traduce in un atto controverso, persino destabilizzante, e la rottura delle convenzioni diventa necessità vitale. In On the Sea, il conflitto si gioca su un piano più introspettivo: non si tratta di distruggere l’ordine esterno, ma di ridefinire l’idea stessa di amore, liberandosi da una narrazione personale costruita sulla rimozione. All’interno di questo range, emerge con chiarezza un dato: non sono le pratiche tradizionali a vincolare l’identità e il coraggio di agire, bensì lo sguardo sociale. L’allevamento di Argyro e la pesca di Jack restano elementi di continuità e orgoglio rispetto alle radici, del tutto indipendenti dalla loro esplorazione affettiva e sessuale. La trasgressione non coincide con l’abbandono delle tradizioni; riguarda piuttosto la ridefinizione dei rapporti interpersonali.
Queste due opere offrono così una lente ulteriore per osservare il rapporto tra appartenenza e libertà. Tradizione e trasgressione non si escludono, ma si articolano nel confronto con l’altro. L’essere avvertiti come “diversi” o “sbagliati”, infatti, non scaturisce dal legame con il prorpio contesto di crescita, né dalle esplorazioni che definiscono la propria natura intima. Questa percezione nasce prettamente nello spazio relazionale, nel momento in cui l’interazione con gli altri rende visibile la nostra identità.
Pubblicato il:
Tag:
Consigliati per te
Dal confronto tra 'Bearcave' e 'On the sea' al LoversFF41 emerge inaspettatamente come i due concetti, normalmente opposti, convergano senza annullarsi.
Nel cinquantesimo compleanno di Sally Hawkins, una monografia per interrogare la sua poetica dell’outsider e della gentilezza.
In occasione del sessantesimo compleanno di Matt Reeves, un viaggio attraverso le sue opere e il processo creativo.




