«Queste storie sugli incompresi sono le più essenziali e vitali. Di solito sono persone molto più interessanti da interpretare e da cui imparare. Queste persone disallineate hanno bisogno di essere ascoltate e le loro storie devono essere raccontate».
Così dichiarava nel 2020 Sally Hawkins, alla rivista inglese The Big Issue, esprimendo la sua idea di cinema e la volontà di accettare ruoli che diano spazio alle persone spesso messe ai margini della società, a chi viene considerato “strano” o “inadeguato”, e a cui, nel corso di questa analisi, ci si riferirà con il termine outsider.
Il 27 aprile 2026 segna il cinquantesimo compleanno di Sally Hawkins, interprete britannica capace di attraversare generi diversi, dalla commedia drammatica alla fiaba contemporanea. Ha ricevuto le lodi della critica internazionale per le sue performance in La felicità porta fortuna (Happy-Go-Lucky, 2008), per cui ha vinto l’Orso d’argento al Festival di Berlino e il Golden Globe come miglior attrice in un film commedia o musicale. Ha successivamente confermato il suo talento venendo riconosciuta con candidature agli Oscar per Blue Jasmine (2013) e La forma dell’acqua (2017).
Questa monografia si concentra su tre interpretazioni di Hawkins — La felicità porta fortuna (2008), Paddington (2014), La forma dell’acqua (2017) — analizzandole attraverso una duplice chiave di lettura: la rappresentazione dell’outsider e la gentilezza come linguaggio per comprenderlo. Come affermato dall’attrice stessa, i ruoli che preferisce interpretare sono quelli di disallineati, intesi qui come figure percepite “fuori norma”, perché troppo eccentrici, troppo silenziosi, troppo buoni o troppo diversi dalle aspettative altrui. La dissertazione mette così in luce come la gentilezza, nella sua carriera, si esprima come un linguaggio di accettazione, capace di rendere possibile il racconto delle “loro storie”.
In La felicità porta fortuna, Sally Hawkins è Pauline (“Poppy”), insegnante di scuola elementare, trentenne, solare e gioiosa, che nei rapporti di amicizia, lavoro e con un istruttore di guida, vede il proprio ottimismo messo alla prova. Il titolo originale del film, Happy-Go Lucky, che in italiano potremmo tradurre con “spensierata”, è un aggettivo che riassume la condizione della protagonista: una donna che riesce a prendere la vita con leggerezza nonostante, questo atteggiamento sia da qualcuno percepito e considerato come irresponsabile. Tale definizione le viene affibbiata con accezione negativa, come se non fosse possibile riuscire a vivere le proprie giornate col sorriso, raffigurando così uno spaccato di società che ha normalizzato il cinismo e incupito i rapporti umani. Hawkins abbraccia tale concetto, lo elabora e lo rende proprio.
L’inesauribile gentilezza della protagonista diventa contagiosa, e così il piccolo bullo della classe, invece di essere ripreso in modo prepotente ed autoritario, è avvicinato e compreso. Al contempo, però, non è ingenua: anche nel rapporto con l’istruttore di guida, Poppy rimane sempre rispettosa, ma mantenendo i propri confini, e manifesta una calma determinazione che mai le permette di tradursi in sottomissione. Poppy è parte della società, è un outsider non tanto perché si trova ai margini, ma perché è disallineata in una comunità che considera l’ottimismo come superficialità e debolezza.
Se in La felicità porta fortuna la gentilezza messa in scena è contrapposta al cinismo e all’aggressività delle persone che la circondano, in Paddington prende la forma di ospitalità. Paddington è un orsetto proveniente dal Perù che arriva a Londra, dove trova l’accoglienza della famiglia Brown (Sally Hawkins interpreta la madre, Mary), ma la sua presenza attira attenzioni particolari che mettono alla prova la loro decisione di fare spazio all’outsider. Nel film Hawkins non è protagonista: il ruolo funge da ponte verso il personaggio ai margini, l’orsetto Paddington, e per cui la gentilezza si estende oltre i confini canonici dei rapporti umani. Mary è solo parzialmente outsider — secondo la figlia Judy, la famiglia è vista come strana agli occhi degli altri — ma sceglie di schierarsi con chi è “fuori norma”.
Il suo merito è di trovare in Paddington un soggetto che ha bisogno di aiuto invece che vederci il problema stesso. In altre parole, non cerca di normalizzare l’outsider, ma cerca di far ripensare agli altri la propria definizione di normalità, contrariamente a molti personaggi, tra cui spicca il marito Henry. La sua gentilezza è immediata e non ha bisogno di rassicurazioni, traducendosi in azioni concrete di protezione e sostegno al protagonista. È proprio questo atteggiamento che permette a chi le gravita attorno di rendersi a sua volta accogliente e gentile nei confronti dell’orsetto, rendendolo parte integrante della comunità e liberandolo dai pregiudizi che ingiustamente riceveva. Significativo anche che Mary sia un’illustratrice in cerca di un protagonista, ed è proprio l’incontro con Paddington, reso possibile grazie alla sua visione gentile, a offrirle quella figura. La gentilezza diventa quindi reciprocità, trasformando anche chi la pratica. Accogliendo Paddington, Mary non solo offre protezione, ma trova una nuova direzione personale.
Il concetto di outsider raggiunge un livello ulteriore con La forma dell’acqua. Qui la gentilezza si sposta dal piano dell’ospitalità a quello, più radicale, del linguaggio, necessario a difendere il soggetto disallineato contro un sistema che vi si oppone attivamente. Il film, ambientato durante la Guerra fredda, parla di Elisa, impiegata nelle pulizie di un laboratorio governativo e priva di parola, che instaura uno stretto legame segreto con una creatura anfibia tenuta prigioniera, aiutandola a fuggire quando le autorità decidono di usarla come esperimento o eliminarla. Elisa e la creatura costituiscono la coppia di personaggi marginalizzati per eccellenza, diversi ma complementari. Lei, muta e relegata ad un ruolo invisibile, si muove in un contesto storico segnato da rapporti di potere che confinano la figura femminile ai margini. La creatura, a sua volta, è esclusa in modo assoluto: non viene riconosciuta come soggetto, ma ridotta a strumento sperimentale e a minaccia, prima ancora che come essere vivente.
La gentilezza diventa quindi comprensione, accettazione e una forma di riconoscimento dell’individualità che è stata tolta o non data. Elisa nella creatura non vede un mostro ma vi riconosce una persona in grado di provare dolore ed emozioni. Rispetto ai film precedentemente analizzati, ne La forma dell’acqua la gentilezza con l’outsider è un atto politico: significa opporsi attivamente a un sistema di oppressione, armato, che ha il potere di decidere chi è accettato e chi è sacrificabile. Elisa la porta fino alla disobbedienza, esponendosi al rischio e agendo per proteggere la creatura. Ciò si osserva anche grazie alla prova attoriale di Hawkins: la sua è una recitazione del silenzio, che spinge lo spettatore a osservare gli sguardi, le espressioni e soprattutto evidenzia le azioni prese dal personaggio. In assenza di parola, la gentilezza è opera pratica, che progressivamente fiorisce in amore e intimità.
Attraverso La felicità porta fortuna, Paddington e La forma dell’acqua, emerge allora il costante interesse di Sally Hawkins per la rappresentazione dell’outsider e per l’utilizzo della gentilezza come linguaggio di comprensione o forma d’espressione stessa delle figure “fuori norma”. È stile di vita opposto alla società cinica per Poppy, è ospitalità oltre i confini umani per Mary ed è riconoscimento dell’altro contro la violenza istituzionale per Elisa. La gentilezza nella carriera cinematografica di Sally Hawkins rende visibile l’invisibile, mettendo in luce l’incompreso.
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