La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi

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Presentato in anteprima alla Festa del Cinema di Roma, La Bola Negra di Javier Calvo e Javier Ambrossi, conosciuti anche come Los Javis, arriverà nelle sale italiane il 14 gennaio 2027. Il film ha già conquistato il Premio per la Miglior Regia all’ultimo Festival di Cannes, un riconoscimento che riporta il cinema spagnolo sul gradino più alto della categoria dopo Luis Buñuel, premiato nel 1951 per Los olvidados, e Pedro Almodóvar, vincitore nel 1999 con Tutto su mia madre. Un risultato accolto dai due registi con soddisfazione, ma senza perdere di vista ciò che conta davvero. Come ha dichiarato Calvo in occasione della presentazione del film a San Sebastián: «un’opera non esiste finché non incontra il proprio pubblico».
La Bola Negra attraversa tre epoche, il 1932, il 1937 e il 2017, seguendo le vicende di Sebastián (Guitarricadelafuente), trombettista che si ritrova con un fucile in mano dopo essere appena sopravvissuto alla guerra civile spagnola; Carlos (Milo Quifes), giovane granadino che cerca di essere ammesso come socio nel prestigioso Casino de Granada, diviso tra le aspettative della famiglia e il desiderio di affermare se stesso; e Alberto (Carlos González), storico con un passato da uomo di teatro con cui non è riuscito a fare pace, la cui vita è segnata anche da un rapporto profondamente compromesso con la madre.
Los Javis dirigono un gruppo di attori le cui interpretazioni contribuiscono nettamente alla riuscita del film. Dai tre protagonisti fino ai personaggi più marginali, il livello del cast è costantemente altissimo. Guitarricadelafuente, cantante al suo sorprendente esordio cinematografico nel ruolo di Sebastián, è inoltre autore del pregevole brano principale della colonna sonora, La Nieve. In un’intervista, l’artista racconta i parallelismi tra il proprio lavoro musicale e questa prima esperienza cinematografica, spiegando come affidarsi completamente ai due registi e «sentire ogni momento nelle ossa» fosse l’unico modo per riuscire nella sua prima interpretazione.
Tra le figure femminili del film, Nené Romero, interpretata da una splendida Penélope Cruz, occupa un posto di particolare rilievo. L’attrice offre una delle sue interpretazioni più riuscite e catalizza l’attenzione con un’energia e una disinvoltura perfettamente all’altezza del personaggio: una cantante di cabaret che cita Edmond de Brie, drag queen realmente esistito, tra i propri amici prima di esibirsi in un monumentale numero musicale, cantando in cima a un carro armato.
Di tutt’altro segno è la madre di Alberto, interpretata da un’incredibile Lola Dueñas e figura femminile di riferimento nella parte contemporanea del film. La sua interpretazione colpisce per un realismo quasi disarmante, al quale contribuisce anche l’ampio margine d’improvvisazione concesso dai registi, come raccontato dall’attrice stessa in un’intervista. Teresa è capace di restituire tutta la sgradevolezza di una donna eccessiva, segnata fin dall’infanzia dall’abbandono paterno e decisa a non avere più nulla a che fare con il figlio. Quando Alberto le chiede di raccontargli la verità sulla storia della famiglia, è costretta a confrontarsi con quel passato. Dueñas la interpreta con un’efferatezza che arriva a mettere a disagio lo spettatore, quasi come se si trovasse davanti a lei in carne e ossa.
Tutta l’opera si esprime magnificamente. Dal mondo del burlesque e dei suoi numeri musicali al dramma più sommesso e rarefatto della fredda epoca contemporanea, Calvo e Ambrossi alternano inquadrature di grande respiro a dettagli delicati, dimostrando una cura visiva che accompagna ogni passaggio del racconto. Ne è un esempio il lunghissimo piano sequenza in cui Carlos (Milo Quifes, esordio sorprendente!), si lascia andare a un ballo attraverso un’articolata coreografia, che richiama alcune sequenze di Babylon (Damien Chazelle, 2022). I colori vividi, la crudezza di alcuni momenti e la forza delle immagini attraversano ogni aspetto del film, contribuendo a restituirne tutta la ricchezza e a giustificarne l’imponenza.
La bellezza delle immagini e la capacità della regia di accompagnare il racconto fanno sì che i temi affrontati arrivino allo spettatore con una naturalezza quasi inconsapevole. Non si tratta soltanto di mettere in scena una storia, ma di trasformarla in un’esperienza cinematografica nella quale ogni elemento concorre alla riuscita dell’insieme. La maestosità di ciò che vediamo non è soltanto spettacolo, è veramente grande cinema.
Col loro lavoro, Los Javis attraversano epoche e generazioni per raccontare le trasformazioni della società e il modo in cui queste hanno modificato la percezione e la possibilità di vivere liberamente la propria sessualità. La scelta di affrontare la guerra civile da una prospettiva queer rappresenta anche un modo per confrontarsi con un genere cinematografico tradizionalmente dominato da uno sguardo differente. In questo progetto continuano a essere presenti sia la squadra tecnica sia molti attori con cui i registi avevano già collaborato.
La Bola Negra è «antifascista, contro la guerra e soprattutto umanista», così viene definito dai Los Javis. I registi sono interessati a rappresentare prima di tutto la profondità dei personaggi: «i fatti sono freddi». Un film esplicitamente politico, che punta a interrogare la coscienza di chi lo vede.
A rendere ancora più interessante l’operazione dei due registi è il rapporto con l’opera incompiuta di Federico García Lorca. Di La Bola Negra, testo teatrale rimasto interrotto dopo poche pagine e mai portato a termine dopo l’assassinio dello scrittore nel 1936, si conservano soltanto quattro pagine. Calvo e Ambrossi si sono imbattuti nell’opera durante il lavoro di adattamento di La piedra oscura, dramma teatrale di Alberto Conejero da cui ha preso avvio il progetto. Nel testo di Conejero compare proprio un riferimento a La Bola Negra, che ha spinto i due registi ad approfondire il lavoro lasciato da Lorca e a immaginare un racconto capace di accogliere entrambe le opere, affiancandovi una terza vicenda ambientata nel presente e legata alla loro esperienza personale. Come ha raccontato Ambrossi, l’idea di costruire un film intorno a qualcosa di incompiuto ha assunto progressivamente un significato simbolico, diventando uno dei motori dell’intero progetto.
Il percorso artistico di Javier Calvo e Javier Ambrossi si è sviluppato attraverso il teatro, il cinema e la televisione, mantenendo sempre una particolare attenzione alla rappresentazione delle identità e delle esperienze queer. Con La Bola Negra i due registi compiono un ulteriore passo, portando questa prospettiva dentro il cinema di guerra e rivendicando la possibilità di raccontare una storia epica anche da uno sguardo che mai si era confrontato con questo genere. Come hanno dichiarato, non c’è ragione per cui i grandi film bellici debbano essere appannaggio esclusivo dei registi eterosessuali: anche questa è una storia che appartiene a loro e che meritava di essere raccontata con la stessa ambizione.
Il confronto con Pedro Almodóvar è inevitabile, ma non si esaurisce in una semplice questione di influenze. Entrambi hanno contribuito a dare visibilità a identità e desideri a lungo relegati ai margini, facendo del cinema uno spazio di libertà espressiva. Il rapporto tra i tre autori è anche molto concreto: durante la scrittura di La Bola Negra, Almodóvar ha incoraggiato Ambrossi a essere più esplicito nel raccontare il desiderio tra uomini, riconoscendo una certa ritrosia presente nei loro lavori precedenti. Un suggerimento che ha contribuito a sbloccare qualcosa nel processo creativo dei due registi. Il richiamo a La ley del deseo (1987) è quindi tutt’altro che casuale: non tanto per una somiglianza narrativa o stilistica, quanto per lo spirito con cui entrambi i film portano il desiderio omosessuale al centro del racconto. Se Almodóvar ha contribuito a cambiare il modo in cui il cinema spagnolo rappresentava queste esperienze, Los Javis raccolgono quell’eredità attraverso un linguaggio e una sensibilità propri.
La Bola Negra nasce da un’opera incompiuta, rimasta sospesa nel tempo e diventata oggi una testimonianza di un’epoca. Quale sarà il suo corrispettivo negli anni a venire, quando diventerà ciò che per noi è lontano come Lorca? Con che occhi verrà guardato e come verrà fotografato il presente?
La Bola Negra, oggi, è un grandissimo film e non bisognerà attendere molto per poterlo vedere.
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