Insectasy di Angus Silver

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Una crisalide, una giovane donna e una quotidianità ordinaria. Sadie (Tirion Healy), receptionist in uno studio medico, vive in uno stato larvale, nascosta all’interno di un’esistenza che non le appartiene e alla quale tenta invano di conformarsi. Custodisce però un segreto: una pulsione intima e irrefrenabile per gli insetti, che la trascina in un vortice di desiderio e lussuria, verso l’emancipazione da una realtà meccanica e convenzionale.
Insectasy, opera del regista Angus Silver (Church of the Flying Saucer, 2024), in anteprima italiana al 26° TOHorror Fantastic Film Fest, si colloca in un territorio di confine, assumendo i contorni di un fantasy grottesco che accosta elementi di body horror, cinema underground, euro-sleaze ed exploitation a inserti onirici di impronta fiabesca.
Il titolo fonde il richiamo agli insetti con quello dell’estasi: nel film è la parafilia l’elemento chiave della narrazione, che oscilla tra la patologia e un linguaggio attraverso il quale la protagonista riesce a esprimere se stessa. Se da un lato la pulsione assume i contorni di un’ossessione estraniante, dall’altro diventa l’unico spazio in cui dare sfogo alla propria interiorità e il principale catalizzatore del piacere carnale.
Sadie, infatti, è un personaggio fratturato, diviso tra due piani esistenziali all’apparenza inconciliabili. Una distanza che, con il dipanarsi della trama, si accentua fino alla dissociazione: la volontà di omologarsi e di respingere l’etichetta di pervertita scatenano un senso di colpa che, alimentando il desiderio represso, innesca la catena di eventi del climax finale.
In questa prospettiva, la parafilia assume i tratti di una dipendenza: all’aumentare dell’uso cresce il bisogno, mentre il distacco genera un’astinenza che precipita in una reazione più violenta. Tuttavia, essa assolve anche a una funzione evolutiva che affranca Sadie dalla maschera di normalità fittizia e la conduce all’accettazione di sé.
La centralità dell’insetto richiama La metamorfosi di Franz Kafka, con il quale il film presenta diverse corrispondenze – percezione sociale e condizione lavorativa dei personaggi su tutte; è invece nella direzione della metamorfosi che Silver rovescia il modello kafkiano. Se il protagonista del racconto, Gregor Samsa, si risveglia bloccato a letto nel corpo di un insetto, simbolo dell’alienazione sociale e della sessualità repressa, in Insectasy, Sadie non subisce la trasformazione, ma la attraversa, emergendo dalla propria crisalide e dominando il senso di colpa descritto da Kafka.
Il regista Angus Silver confeziona un’estetica che attinge al giallo e all’horror europeo degli anni Settanta e Ottanta e al thriller erotico di matrice statunitense: colori e atmosfere sature, luci filtrate e un’attitudine voyeuristica, eco di registi quali De Palma, Friedkin, Argento, Bava e Fulci. La colonna sonora, dal sapore retrò, sintetico e pulsante, dialoga con un sound design che trasforma gli insetti stessi in texture e ritmo. Menzione d’onore, infine, per Tirion Healy, magnetica, audace e convincente, esaltata da una fitta sequenza di primi piani, primissimi piani e dettagli con cui la macchina da presa ne esplora il volto, trasformandolo in un’icona.
Tra Kafka e il cinema di genere, Insectasy è un’opera audace e coerente, che trova nella protagonista il suo centro e nella metamorfosi la sua ragion d’essere. Non chiede di legittimare né di comprendere le pulsioni di Sadie, ma di farsi testimoni del suo processo evolutivo, lasciandosi conquistare da un bizzarro immaginario fatto di sessualità e insetti.
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