Spider-Noir di Darran Tiernan

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Spider-Noir

Spider-Noir rientra nella Sony’s Spider-Man Universe (SSU), il progetto con cui Sony si occupa di raccontare storie legate al mondo di Spider-Man senza che il personaggio principale sia necessariamente al centro della scena, e senza intrecciarsi con il Marvel Cinematic Universe. Tra le realizzazioni dell’SSU troviamo la saga di Venom, Morbius, Madame Web, Kraven – Il cacciatore e adesso Spider-Noir.

Avere consapevolezza di questo risulta fondamentale per comprendere il cambio di nome del protagonista – non più Peter Parker, bensì Ben Reilly – e per avere un quadro più completo dell’attuale panorama Marvel. La serie arriva circa due mesi prima del nuovo film con Tom Holland, che sarà chiamato a rilanciare il franchise dopo il flop dei capitoli precedenti, causata da una versione di Spider-Man troppo legata a un immaginario “Gen Z”, distante da chi è cresciuto con Tobey Maguire, e troppo poco beffarda, per fan di Andrew Garfield (tra cui lo stesso Nicolas Cage).

In questo contesto, e all’interno di un sistema di accordi commerciali sempre più complessi, si inserisce Spider-Noir, spin-off di Spider-Man: Into the Spider-Verse (2018). Ben Reilly (non più SPider-Man, ma solo The Spider) è un investigatore privato nella New York degli anni ’30 che ha abbandonato la maschera dopo la tragica morte della sua compagna, lasciando la città resta sospesa tra due poli: da un lato il gangster Silvermane (un magistrale Brendan Gleeson), dall’altro il sindaco Alfred Morris (Michael Kostroff). L’equilibrio già di persé precario si spezzerà inevitabilmente quando emergono altri individui in possesso di poteri – fino a quel momento esclusivi di The Spider – innescando una rottura che cambierà tutto.

A muovere Ben Reilly è anzitutto il desiderio di trovare una cura alla propria mutazione, che segnerebbe la fine definitiva dell’Uomo Ragno, figura ormai profondamente odiata. È un eroe che ha fallito, che tenta di riconquistare una normalità perduta, ma che al tempo stesso appare sempre più distante dall’umano, considerando l’insinuamento di movenze e automatismi da aracnide in ogni gesto quotidiano.

Cage ha descritto la propria interpretazione come «70% Humphrey Bogart e 30% Bugs Bunny», sostenendo, inoltre, come Ben fosse «un ragno che cerca di fare cosplay da essere umano». Per questo va al cinema e imita gli attori che vede sullo schermo, cerca di somigliare agli altri, vivendo una contraddizione che lo tormenterà fino all’ultimo episodio, dove finalmente troverà la sua dimensione.

La miniserie di otto episodi – disponible sia in bianco e nero, sia a colori – è realizzata con grande cura registica. L’impianto visivo richiama un uso della macchina da presa molto distante dall’estetica contemporanea. Non mancano tuttavia alcuni tagli rapidi e cambi di inquadratura serrati che spezzano la continuità ritmica – scelte probabilmente pensate per mantenere alta l’attenzione di un pubblico distratto, sempre più abituato a una visione multitasking, con telefono alla mano e schermo del televisore sullo sfondo.

Il cast è la ciliegina sulla torta: Joe “Robbie” Robertson (Lamorne Morris), Felicia “Cat” Hardy (Li Jun Li) e Janet Ruiz (Karen Rodriguez) accompagnano e sostengono il personaggio e la storia con grande credibilità, e fin dal primo episodio è impossibile non affezionarsi alle loro dinamiche.

Spider-Noir è il ritorno a un eroe più umano e meno commerciale, la rivincita di un cinema più autoriale – per quanto un prodotto Sony possa definirsi tale – che riesce a dare nuova luce a un personaggio da troppo tempo sballottato tra case di produzione e universi paralleli. In attesa di Spider-Man: Brand New Day in uscita a luglio, una visione consigliata per tornare ad amare il personaggio.

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Pubblicato il:

6 Agosto 2026

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