Un altre home di David Moragas

Diretto da
Starring
Premiato con l’Ottavio Mai al miglior lungometraggio al Lovers Film Festival, Un altre home (Another Man, 2025) di David Moragas è un’opera che danza delicatamente tra commedia e dramma, costruendo un racconto intimo e intenso sulle trasformazioni impercettibili dell’amore.
Marc (Lluís Marquès) e Eduald (Quim Àvila) sono una coppia da sei anni, condividono una casa in un quartiere centrale di Barcellona e amano entrambi il loro lavoro in ambito creativo. Una vita apparentemente perfetta, eppure questa stabilità comincia a incrinarsi con l’arrivo di un nuovo vicino nell’appartamento di fronte. La curiosità di Marc nel guardarlo sporgersi dal balcone si trasforma rapidamente in un gioco di sguardi, in una tensione erotica da cui Eduald resta escluso. Col tempo, quella che nasce come fuga dalla routine apre progressivamente una frattura sempre più evidente nella relazione.
Moragas costruisce il film su lunghi dialoghi e su primi piani intensi, costruendo una palette emotiva al tempo stesso delicata e profonda. Marc, grazie all’interpretazione di Marquès, incarna un’inquietudine trattenuta, mostrando perfettamente la sua incapacità di individuare e di comunicare cosa lo turba nella relazione. Eduald è il fidanzato perfetto e lui lo sa bene, eppure, il desiderio di una vita diversa si insinua fino a mettere in crisi ogni certezza. Così, la trasformazione della relazione avviene quasi impercettibilmente, attraverso slittamenti minimi, silenzi e ripetizioni.
Entrambi sono incastrati in una routine, resa visivamente attraverso gesti quotidiani reiterati, mentre lo spazio domestico diventa un vero e proprio strumento narrativo. La coppia vive in un appartamento storico perfettamente arredato, in cui il labirinto di stanze e di porte diventano quinte di un teatro in cui si recita sempre lo stesso copione. La sovrapposizione di spazi e di piani rappresenta perfettamente la stratificazione emotiva del loro sentire, mentre il guasto alla vaschetta del bagno è un perfetto simbolo della loro relazione: ancora funzionante, ma con una crepa attraverso cui l’acqua è pronta ad esondare. Allo stesso modo, la grande finestra che si apre sul balcone del vicino è immagine di fuga, di un altrove possibile.
Accanto alla relazione principale, Moragas intreccia altri legami che amplificano la discussione sulla vita di coppia e sull’insoddisfazione. Un’intensa Bruna Cusí, che interpreta Marta, la sorella di Marc, diventa l’espediente per parlare della trappola della vita familiare e della difficoltà di essere madre. Soprattutto ci mostra la grande ferita che accomuna i due fratelli: il suicido della madre e la conseguente paura di poter aver ereditato quella instabilità, un trauma che continua a influenzare il modo in cui i due fratelli si rapportano alla vita e alle relazioni.
Tutti i personaggi sembrano muoversi nello stesso paradosso: il desiderio di evadere da una quotidianità che, allo stesso tempo, li definisce. La regia accompagna questo sistema di relazioni con movimenti fluidi, sovrapposizioni di volti e cambi di fuoco che restituiscono in maniera perfetta la stratificazione e la complessità emotiva dei personaggi. A rendere l’opera di Moragas un’armonia di emozioni sono i momenti di leggerezza, spesso affidati a stereotipi, inseriti in modo consapevole per sottolinearne il paradosso e l’ironia. «Siamo un cliché», scherza Eduald, in un cortocircuito di consapevolezza e accettazione: riconoscere e ironizzare significa alleggerire.
Leggerezza che rientra nel momento in cui Marc ritorna sui suoi passi. La svolta si consuma quasi in silenzio, attraverso uno scambio di sguardi: per tutto il film, gli occhi sono lo strumento comunicativo dei momenti più intensi, mentre la parola è utilizzata solo per l’ironia. Non è chiaro cosa sia realmente accaduto, né cosa si sia trasformato dentro di lui, ma è evidente il cambio di direzione della relazione. Anche lo spazio torna a comunicare: il trasferimento nella casa di campagna della zia in uno spazio da ristrutturare imperfetto, ma più ampio, apre a nuove possibilità capaci di dare respiro.
Another Man è così un ritratto dei rapporti umani tra la costante insoddisfazione e la sospensione tra ciò che è e ciò che potrebbe essere. Moragas non offre soluzioni, ma osserva con delicatezza quel momento in cui una relazione cambia forma: non attraverso rotture nette, ma attraverso crepe sottili, che si insinuano lentamente fino a ridefinire lo spazio dell’intimità. È proprio in questa frattura che si apre uno spazio di consapevolezza e la possibilità di “riparare il guasto” e ripartire.
Pubblicato il:
Tag:
Consigliati per te
'Un altro home' (Another Man) di David Moragas osserva da vicino la crisi silenziosa di una coppia: quando la routine diventa gabbia e il desiderio si fa fuga.
La voce singolare di Bi Gan torna ad ammaliarci con 'Resurrection', una mastodontica ode al cinema e alla nostra sognante fantasia.
'Ballata femmenella' racconta con sincerità la comunità dei femminielli napoletani tra memoria, identità e lotte contemporanee.






