Bring Her Back di Danny e Michael Philippou

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Asserire oggi che i fratelli registi di Bring Her Back (2025), Danny e Michael Philippou, siano le due menti dietro il canale YouTube RackaRacka, sembra quasi un paradosso. Casualmente, alla luce del recente revival dei supereroi della DC (il Superman di James Gunn) e dell’uscita in sala di I Fantastici 4 – Gli inizi di Matt Shakman, esattamente dieci anni fa, sul loro canale YouTube, i fratelli Philippou pubblicarono un cortometraggio che metteva in scena una fantomatica lotta tra Superman, Batman e Wonder Woman da un lato, e gli Avengers (Iron Man, Thor e Hulk) dall’altro, in una battaglia coreografata che rievoca con precisione quanto potrebbe avvenire all’interno di una rage room. La radicalità del cortometraggio – che oggi su YouTube sarebbe soggetto a shadowban e demonetizzazione – non risiede (quantomeno non solo) nel tentativo parodistico di incanalare il genere d’azione supereroistico nel dumb comedy horror americano post-recessionista, ma quanto nel mostrare come la scatola dei generi cinematografici sia malleabile e non costrittiva; e anche nella demonizzazione della rappresentazione del supereroe classico, il film può rimanere fedele al corto-circuito in cui è inserito – Deadpool è l’esempio più moderato.
Ripartendo da qui – in generale dalle ingegnose creazioni che negli anni i Philippou Brothers hanno pubblicato sul loro canale YouTube – e passando per Talk to Me (2022), esordio al cinema dei due registi, architettato attorno a uno svago perverso giocabile unicamente attraverso un contatto veloce (90 secondi, come un TikTok): un espediente narrativo interessante, che si perde spesso nelle frange di una sceneggiatura trascurata, da contenuto YouTube. Fino ad arrivare oggi a Bring Her Back, che riparte da Talk to Me per ambientazione geografica e anagrafica – come d’altronde tutto il recente horror australiano, che si divide tra adolescenti irrequieti e party a base di alcol e droghe –, e si disallinea poi nell’apparente tranquillità della dimora di Laura (Sally Hawkins) e del figlio adottivo Oliver (Jonah Wren Phillips).
Andy (Billy Barratt) e Piper (Sara Wong), dopo la perdita del padre, vengono dati in affidamento a Laura, una madre in lutto che ha recentemente perso la figlia. Molto presto, Laura si rivela il catalizzatore di un male confuso e inafferrabile, che osserva tra gli spezzoni di vecchie VHS nella speranza di poter riavere indietro la figlia perduta. La forma in cui i fratelli Philippou modellano i loro film horror, con Bring Her Back, conferma di essere vicina a quella dei film di Jordan Peele e Ari Aster, secondo un paradigma di elevazione contemporaneo che richiede alle immagini di essere, prima di tutto, estetizzate (ancora il recentissimo e insipido Nosferatu (2025) di Robert Eggers); restano però oggi ancora lontani dalla libertà e radicalità dei loro YouTube-film. L’horror (il genere) di Danny e Michael Philippou è cerebralmente costruito su archetipi già visti che, in conclusione, non rivelano nulla. Il male raccontato in Bring Her Back – che pare riflettersi in modo controproducente su quello di Hereditary (Ari Aster, 2018) – è solo apparentemente fumoso e indefinito, dimostrandosi costrittivamente conforme. Del resto, Laura non si limita a guardare il contenuto delle videocassette, ma le studia instancabilmente, cercando di rispondere ad un male che è puro e libero fintanto che non viene vincolato e spiegato dalle maglie narrative dei fratelli Philippou, erroneamente giustificate nel nome di un genere che è per sua natura entropico; e purtroppo l’aggiunta di qualche scena gore non basta più.
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