«Ricordo che l’autunno scorso sono andato al cinema a vedere l’ultimo film di Paul Thomas Anderson, Una battaglia dopo l’altra (ndr. 2026). Sono saltato sulla sedia quando ho visto Leonardo di Caprio che accende la tv e inizia a guardare La battaglia di Algeri (ndr. 1966). È stato subito un segno del fatto che eravamo sulla strada giusta». Con questo spiritoso ma interessante aneddoto, Mauro Genovese, responsabile dell’Archivio Storico del Museo Nazionale del Cinema di Torino, inaugura la mostra Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra in occasione dei sessant’anni dal Leone d’oro assegnato a La battaglia di Algeri, e a vent’anni dalla scomparsa del regista. Dal 16 settembre 2026 al 5 aprile 2027 sarà possibile visitare presso il piano accoglienza della Mole Antonelliana l’allestimento curato da Mauro Genovese e Caterina Massignani in onore del grande regista.
Nato a Pisa il 19 dicembre 1919, Gilberto Pontecorvo viene ricordato per il suo impegno politico nella lotta contro il fascismo, come regista dei film La grande strada azzurra (1957), Kapò (1960), La battaglia di Algeri (1966), Queimada (1969) e Ogro (1979), ma anche come direttore della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia dal 1992 al 1996. Nel corso degli anni Pontecorvo e la sua famiglia hanno conservato i numerosi materiali che attestano la sua attività artistica, politica e istituzionale, successivamente donati al Museo del Cinema, il quale non solo è stato in grado di dar vita ad un percorso storico e artistico, ma anche etico. Per realizzarla sono stati utilizzati i documenti attualmente collocati nell’Archivio Storico del Museo: le sceneggiature originali dei set e i quaderni di appunti, le fotografie che raccontano momenti storici, come l’incontro con Jean-Paul Sartre o le marce per la liberazione d’Italia, e i manifesti originali di alcuni film, tra cui La battaglia di Algeri, fulcro ideologico della mostra.
Resistenza anticoloniale, lotta per l’indipendenza, mobilitazione politica… sono solo alcuni dei temi cardini del film di Gillo Pontecorvo. In La battaglia di Algeri, il popolo algerino, raccolto nel Fronte di Liberazione Nazionale, si scontra con l’esercito francese in cerca della propria libertà. Con uno stile quasi documentaristico, reso possibile anche grazie ad una fotografia ricercata, il film mostra al suo pubblico la necessità di lottare per quello in cui si crede. Non mancando di rappresentare entrambe le facce della medaglia – scelta che denota un forte spirito critico – il film permette allo spettatore di inquadrare la vicenda con maggiore consapevolezza. Allo stesso modo, quasi sessant’anni dopo, Paul Thomas Anderson rimette in scena il mondo delle rivoluzioni, politiche e familiari, evidenziando l’importanza della protesta, componente intrinseca dell’uomo, utilizzata come strumento per far sentire la propria voce e tentare di ribaltare gli ordini sociali, mettendo in discussione il presente e la possibilità di un cambiamento.
Mettendo in relazione La battaglia di Algeri e Una battaglia dopo l’altra, il visitatore può inquadrare la mostra in un’ottica precisa: guardare i documenti e le fotografie non soltanto come testimonianze del passato, ma come strumenti per interrogarsi sul presente e sulle trasformazioni ancora possibili. Questo è reso possibile a partire dalla suddivisione dell’esposizione per aree tematiche, quelle che Pontecorvo fa risaltare maggiormente nei suoi film: resistenza, genocidio, autodeterminazione, colonialismo, emancipazione, evoluzione. Ogni parola è accompagnata dalla sua definizione etimologica e semantica. Tornare all’origine delle parole permette di ricordarne il significato, approfondirlo e ricontestualizzarlo alla luce del materiale esposto, permettendo sia alle nuove che alle vecchie generazioni di far dialogare passato e presente. Forse è questo il motivo per cui l’ultima sezione tematica è «evoluzione»: l’augurio che i curatori della mostra fanno al pubblico è quello di correggere le proprie credenze integrandole con le informazioni apprese durante la visita. Ed è proprio quest’ultima parola a permettere di spiegare il senso della mostra, che non è solo quello di conoscere e ricordare i lavori di Gillo Pontecorvo, bensì quello di stimolare una riflessione critica sul presente e sul ruolo che ciascuno può avere nella costruzione del futuro.
Inoltre, l’occasione ricorda come la carriera del regista si sia evoluta nel tempo portandolo nel 1992 a dirigere la Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia. Accetta l’incarico dopo aver vinto il Leone d’oro nel 1966 per La battaglia di Algeri. Restio poiché non si riteneva successivamente specializzato, gli vengono affiancate delle figure che per lui saranno fondamentali: Giorgio Gosetti (recentemente scomparso) e Ofelia Patti. Il suo nome era stato scelto sia in virtù della sua idea di cinema come mezzo capace di unire l’estetica alla funzione sociale, ma anche perché aveva dato prova di grandi capacità organizzative ideando nel 1985 il Premio Solinas per la scrittura cinematografica.
La prima edizione da lui guidata fu all’insegna di importanti novità. Tra i maggiori contributi del regista si ricordano l’uso avanguardistico delle nuove tecnologie, l’apertura verso il cinema intercontinentale e la ricerca di un maggior dialogo fra i cineasti europei e statunitensi. Fondamentale sarà la volontà di insegnare ai giovani il linguaggio del cinema. In virtù di questo spirito fonda l’associazione Cinemavvenire, che ogni anno promuove un concorso di cinema rivolto agli studenti delle scuole superiori e delle università per stimolare il loro interesse verso questa disciplina. Tutto questo senza dimenticarsi dell’intrattenimento che, secondo il suo giudizio, è un elemento immancabile. Ma per riuscire nel suo intento utilizza uno stratagemma: invitare divi e dive che attirano l’attenzione dei molti al fine di trasmettere la cultura cinematografica.
La mostra Gillo Pontecorvo. Una battaglia dopo l’altra utilizza il cinema e la sua storia come ponte tra passato e presente, per raccontare al pubblico quanto sia importante ripensare a ciò che è successo e continuare a lottare con maggior consapevolezza. La famiglia del regista oggi si fa portavoce delle idee di Gillo rendendo pubblico e accessibile il suo archivio personale in modo tale da trasmettere il suo patrimonio artistico e culturale. Ed ecco il perché del sottotitolo della mostra, che non si riferisce solo all’omaggio di Anderson al maestro italiano, ma all’importanza di perpetuare le proprie battaglie. È necessario ripensare al passato, senza cedere all’illusione che ormai oggi sia tutto risolto. Ogni epoca porta con sé nuove sfide, pertanto è necessario mantenere un atteggiamento critico verso la realtà che ci circonda. In questo contesto il cinema si rivela un importante strumento per rappresentare la realtà che spesso non si riesce a vedere oggettivamente. Soffermandosi sugli aspetti critici contemporanei, così come in quelli di scenari passati, lo spettatore può acquisire consapevolezza e lottare per se stesso e per un futuro più giusto, proprio come ha cercato di insegnare il percorso di Gillo Pontecorvo.
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