La Prima Festa di Pietro Fuccio

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Presentato in anteprima alla sezione Into the Groove del Seeyousound International Music Film Festival, La Prima Festa di Pietro Fuccio accoglie il pubblico con un omaggio che è già un oggetto di memoria: una busta contenente una mascherina e un gel igienizzante. Un piccolo dispositivo che riattiva immediatamente l’epoca della pandemia di Covid-19, un’esperienza collettiva ancora difficile da collocare nel tempo e nella realtà. Prima ancora che il film inizi, lo spettatore è costretto a rientrare dentro quell’ecosistema emotivo fatto di precauzioni, paura, burocrazia sanitaria e isolamento, terreno su cui si muove l’intero racconto di Fuccio.

Il documentario segue la lunga gestazione della Prima Festa dell’Amore, il concerto immaginato dal musicista piemontese Cosmo al termine del tour Cosmotronic. L’idea, concepita alla vigilia della pandemia, era quella di realizzare uno spettacolo sotto un grande tendone da circo: uno spazio ibrido capace di fondere musica dal vivo e club culture. Un progetto che immaginava il concerto non come semplice performance ma come spazio rituale e comunitario: una festa, appunto.

Marzo 2020. Con il decreto ministeriale “Io resto a casa”, l’Italia si ferma e con essa la vita pubblica. Il progetto si blocca tra restrizioni sanitarie, normative in continua evoluzione e un’incertezza istituzionale che paralizza ogni tentativo di immaginare il futuro dello spettacolo dal vivo. Alternando interviste frontali e sequenze che seguono direttamente il team organizzativo, il documentario ricostruisce riunioni, telefonate e discussioni, restituendo con precisione la frustrazione e l’impotenza davanti all’ostacolo della burocrazia e all’assenza delle istituzioni.

La Prima Festa finisce così per raccontare il progressivo logoramento di un’idea che cerca ostinatamente di sopravvivere dentro un sistema incapace di gestire la cultura in un momento di crisi. I concerti, suggerisce Cosmo nel documentario, sono simboli di comunità prima ancora che eventi artistici: dispositivi sociali attraverso cui una collettività riconosce sé stessa. Il loro improvviso azzeramento durante la pandemia ha quindi prodotto qualcosa di più profondo di una semplice perdita economica, generando un vuoto psicologico e sociale.

Dopo ventisei mesi di rinvii, lettere alle istituzioni e telefonate ad avvocati, la Prima Festa dell’Amore si svolge finalmente nell’aprile del 2022, diventando uno dei primi grandi concerti italiani senza distanziamento, seppur regolato da un rigido protocollo sanitario. Per tutto il team, realizzare quell’evento assume il valore di una rivincita personale e collettiva, un modo per riaffermare la necessità — prima ancora che culturale — profondamente umana della musica dal vivo.

Tra le lacrime di commozione di Cosmo, La Prima Festa ci riporta a un dramma e a un dolore comune, che abbiamo forse rimosso troppo in fretta. Abbiamo preferito archiviare questo evento il prima possibile e tornare alle nostre vite, dimenticando che per due anni siamo rimasti sospesi. Il documentario di Fuccio ci riporta non solo alle difficoltà interpretative dei decreti, alle zone gialle e rosse, ma soprattutto a un’interruzione, al tasto pausa che siamo stati costretti a premere, rinunciando a ciò che più di tutto definisce la nostra dimensione umana: la cultura e la socialità.

Raccontando un concerto, Fuccio racconta il nostro bisogno intrinseco di fare festa.

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Pubblicato il:

7 Marzo 2026

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