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Vittoria Cannì

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Ad aprile 2026, a Dronero, in provincia di Cuneo, si è tenuto Resistenze Festival, un’occasione culturale dedicata all’incontro tra cinema, impegno civile e memoria. A cavallo della Festa della Liberazione – celebrazione dell’insurrezione generale italiana contro la dittatura fascista e l’occupazione nazista – il festival ha scelto di dare voce alle “resistenze” quotidiane, quelle che attraversano la vita di tutti i giorni. Il programma, oltre alla presentazione del libro Come risolvere i conflitti senza odio e senza armi di Erica Chenoweth, al laboratorio sulla nonviolenza a cura del Centro Studi Sereno Regis e al concerto di musica tradizionale eseguito da Ensemble Checco Bossi – coro lirico di Centallo, comprendeva la proiezione di due lungometraggi e il concorso Cortistenze, dedicato a sei cortometraggi d’esordio.

In collaborazione con Aiace Torino e l’Istituto storico della Resistenza e della società contemporanea di Cuneo, è stato proiettato I nostri anni (2000) di Daniele Gaglianone. Il film racconta l’incontro tra due ex partigiani e il confronto con un ex comandante fascista, trasformando una vicenda storica in una riflessione sulla memoria, sospesa tra vendetta e perdono. Successivamente è stato presentato Canone effimero (2025) dei fratelli De Serio, documentario vincitore del Festival di Berlino che attraversa l’Italia alla scoperta delle tradizioni musicali regionali, mettendo in luce un patrimonio culturale condiviso capace di unire territori e comunità.

I cortometraggi in concorso erano molto diversi tra loro, ma accomunati da un filo conduttore: quella sottile linea di confine che separa due opposti. Vincitore del Premio della Giuria è stato Rituali (2025) di Filippo Marasco: seguendo la giornata di un gruppo di scout, il film mostra il confine tra gioco e realtà attraverso uno sguardo lento e delicato. Il Premio del Pubblico è andato invece ad Agli ordini (2025) di Valter Chiorino, che rievoca le tensioni dell’armistizio del 1943, quando la scelta tra solidarietà e persecuzione si giocava sul fragile equilibrio tra il coraggio di opporsi e la paura di farlo. Il voto della redazione di Strade Perdute è andato a Claudio (2022) di Mirko Salciarini, un cortometraggio che si distingue per la sincerità del suo sguardo. La composizione delle inquadrature sostiene con efficacia una narrazione che restituisce con sensibilità e profondità la complessità emotiva della storia, celata dietro un’apparente semplicità.

Rituali

Lo smemorato di Novello (2024), di Bruno Ugioli, Domenico Bruzzese e Mauro Mola, trasporta invece lo spettatore in una vicenda sospesa tra realtà e immaginazione, lasciandolo costantemente in bilico tra sogno e ragione. Non per metodo ma per intuito (2025) di Francesco Ferraris è un documentario dedicato alla riscoperta di Ubaldo Arata, storico direttore della fotografia: intrecciando materiali d’archivio e testimonianze, riflette sulla memoria come strumento capace di congelare il tempo e restituire vita attraverso l’emozione. Infine, La mister (2025) di Domenico De Ceglia osserva le dinamiche di uno spogliatoio quando a guidare la squadra è una donna. Gli equilibri si trasformano e il confine tra diffidenza e rispetto è frammentato: con determinazione e resilienza, la donna riesce a conquistare il proprio spazio, confrontandosi con gli stereotipi discriminatori.

Per la redazione di Strade Perdute, il concorso Cortistenze è stato anche l’occasione di sperimentare in maniera diretta il ruolo di giuria. Oltre all’esercizio della critica cinematografica, la sfida più stimolante è stata quella di trovare un punto d’incontro tra sensibilità e opinioni differenti: cercare, ancora una volta, quella sottile linea di equilibrio che rende possibile il dialogo, il confronto e la comprensione reciproca.

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Pubblicato il:

13 Agosto 2026

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